Eventi

WhatsApp Image 2019 05 24 at 16.41.06Le classi 3A elettrotecnica, 3A elettronica, 4A elettronica e 5A meccanica dell’ITIS L. Trafelli di Nettuno accompagnati dai docenti Ferrari,Meringolo, Zecchinelli, Crescenzo il 24/05/2019 hanno visitato la centrale idroelettrica di Presenzano in provincia di Caserta. La centrale è del tipo idroelettrica a “serbatoio” costituita da due bacini uno a monte l’altro a valle in grado di contenere sei milioni di metri cubi d’acqua con un dislivello di circa 500 metri. La centrale per dimensioni è la prima in Italia ( 1000MW installati con quattro gruppi generatori da 250MW ciascuno) e la seconda in Europa, lavori iniziati nel 1979 e ultimati nel 1990 con inaugurazione alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Tramite un plastico è stato illustrato il funzionamento della centrale con cicli inversi, ossia di giorno l’acqua scendendo dal bacino superiore passa attraverso le turbine (Francis ad asse verticale) che a loro volta trasmettono il movimento all’alternatore per la produzione di energia elettrica. Di notte considerato l’esubero di energia prodotta in rete ( ma in questi ultimi anni anche di giorno per la presenza di impianti fotovoltaici eolici ecc. ), si ha un funzionamento motore-pompa che prende l’acqua dal bacino inferiore e la pompa al bacino superiore, effettuando tra l’altro un’importante stabilizzazione dell’intera rete elettrica (infatti il gestore della rete paga la centrale di Presenzano per questo importante servizio). C’è stata anche un’illustrazione del quadro sinottico che regola il funzionamento dell’intero impianto. La visita alla centrale di Presenzano ha costituito per gli studenti un’alta esperienza formativa sia sotto il profilo della conoscenza che degli aspetti tecnici e didattici.

WhatsApp Image 2019 05 24 at 16.45.05WhatsApp Image 2019 05 30 at 21.02.20

its2Cinquant’anni dall’apertura della sede dell’ITIS Trafelli, e l’istituto è pronto ad arricchire la propria offerta formativa.

In occasione della tavola rotonda sull’Istruzione tecnica nella dimensione Italiana ed Europa svoltasi nei giorni scorsi, il Dirigente scolastico prof. Carlo Eufemi rende noto ai presenti l’idea di un Istituto Tecnico Superiore industria 4.0 sul territorio. Il progetto è stato accolto con entusiasmo dagli esperti intervenuti alla tavola rotonda che hanno presentato le novità di un mercato in continua evoluzione, bisognoso di figure professionali motivate e competenti. La proposta, elaborata dal Comitato tecnico-scientifico della scuola, istituito a margine dell’evento, sarà sottoposta alla Regione Lazio ed alle Istituzioni Pubbliche e Private interessate.

Il moderatore della tavola rotonda prof. Giovanni Cimino ha sottolineato il valore dell’istruzione tecnica e scientifica, riportando dati statistici italiani ed Europei; a seguire l’intervento del prof. Ing. A. Corsini dell’Università di Roma la Sapienza che ha trattato l’argomento ’”Osservatorio delle competenze digitali” delineando un quadro significativo di opportunità e vincoli che sta impegnando le organizzazioni a sviluppare nuove competenze e professionalità non solo nelle imprese tecnologiche, ma in tutti i settori e le funzioni aziendali. Esorta quindi i giovani ad incuriosirsi alle nuove prospettive che la trasformazione tecnologica sta proponendo.

L’Ing. F. Potenza dello Studio Potenza & Partners è intervenuto sul tema “La scuola e le competenze digitali nell’impresa 4.0”, evidenziando il fatto che la necessità per le imprese di incrementare il proprio livello di competitività nell’ambito del processo di digitalizzazione, offre grandi opportunità agli studenti che si presentino preparati  alle prossime, urgenti richieste del mercato del lavoro. Ex alunno del Trafelli l’ing. Potenza, ripercorrendo i suoi trascorsi di studente ottimo in quasi tutte le materie e del suo inserimento lavorativo, rimarca a chiare lettere l’importanza di una preparazione completa, di alto livello, per affrontare con buone chances l’iter lavorativo, sempre pronti a cogliere le sfide che la tecnologia in continuo sviluppo propone ai futuri lavoratori.

La dott.ssa D. De Marzi  HR Consultant dell’Adecco Business Line Industrial ha illustrato il “Web vacancies e gap occupazionale” attraverso un panorama tra le offerte di lavoro via web e il mondo del lavoro. L’ultimo intervento ha riguardato le “Aspettative del mondo produttivo” in termini di precise richieste di competenze e compiti da svolgere all’interno dell’azienda a cura dei rappresentanti delle società  Colgate Palmolive Srl e Abbvie Srl.

 L’Ing. B. Fiorani della Colgate Palmolive Italia Srl entusiasta dell’evento e della presenza dei giovani, peraltro premiati nel concorso Tecnicamente indetto dalla società Adecco, ha auspicato il consolidamento di ulteriori eventi di collaborazione dell’Istituto Trafelli con l’azienda che rappresenta.  

L’Ing. E . Corona  della società Abbvie Srl., società biofarmaceutica, dopo aver presentato la propria azienda, si è rivolto agli studenti e ai docenti presenti in aula magna, facendo presente che le nuove competenze che saranno richieste nel futuro non sono neppure delineate, pertanto è necessario che i docenti divengano punti di riferimento per i giovani per sostenerli nella scoperta e costruzione di sé e per  alimentare gli entusiasmi insegnando loro la curiosità, la passione per il nuovo al fine di renderli artefici del loro futuro.

4Giornata competitiva all’insegna delle competenze e dell’innovazione al Trafelli; le classi quinte 5A elettronica e 5A elettronica serale, coordinate dal prof. Vincenzo Lamberti e supportate dalla valida collaborazione del prof. Giuseppe Zecchinelli hanno presentato, all’interno del progetto TecnicaMente promosso dalla società Adecco per gli istituti formativi tecnici in tutta Italia, ben otto progetti alla giuria composta da referenti aziendali quali:  Antares Vision, Leonardo, Colgate Palmolive Italia e I.E.S.

I progetti realizzati e presentati in forma multimediale sono stati i seguenti:

  • Stabilizzazione veicolare, alunni: Sadushi Martin, Di Stefano Matteo;
  • C.R.U.E. (Controllo remoto utenze elettriche) alunni: Flamini Marco 5°elettronica corso serale;
  • Easy wash alunno: Cretu Victor;
  • D.A.M.A. (Distribuzione automatico mangime animali): Puglisi Daniele, Rinaldi Matteo;
  • B.E.A. (Batteria elettronica Arduino) alunni: Ciotti Marco, Pambianco Daniele;
  • Intelligent Electro Lock alunni: Langella Michele, D’Alessandro Luca Matteo, Youssef Mazen;
  • G.A.S. (Gestione automatizzata serra) alunni: Chiarelli Daniele, Sabbatini Simone, Rughetti Mirko;
  • Smart House alunni: Gentile Alberto, Creo Gianmarco, Shoshi Nicolas.

Dopo la visione dei progetti, la giuria, sulla base di precisi criteri di valutazione quali: complessità tecnica, efficacia e chiarezza nella presentazione del progetto, fattibilità e applicabilità del progetto al mondo industriale/produttivo ed infine al contenuti di innovazione, ha decretato vincitori gli alunni Sadushi Martin e Di Stefano Matteo con il progetto Stabilizzazione veicolare; i giovani talentuosi, riconosciuti primi classificati 2019, parteciperanno ad attività post diploma gestite da società Adecco, finalizzate all’inserimento nel mercato del lavoro.

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Religione01 minInterculturalità e dialogo religioso è stato oggetto  della tavola rotonda al Trafelli, moderata dal prof. Paolo Sassi della Comunità di Sant’Egidio che si è soffermato sul concetto del ponte per i popoli come base per un confronto tra le diverse culture e religioni . In apertura il Dirigente scolastico prof. Carlo Eufemi ha portato i saluti del Vescovo Semeraro il quale ha condiviso il progetto con entusiasmo, evidenziato che il tema del dialogo religioso e della interculturalità è in linea con gli insegnamenti di Papa Francesco.

Il Dirigente scolastico punta allo sviluppo di una scuola espressione di una didattica improntata ad una educazione interculturale senza confini, aperta a sviluppare la capacità di convivenza e dialogo con persone di diversa origine linguistica, culturale e religiosa e, dopo aver salutato la dott.ssa Podo, ultima discendente dello scienziato nettunese Luigi Trafelli, con la quale ha costruito questa iniziativa e ringraziato i rappresentati locali in sala della Comunità di Sant’Egidio, invita sul palco padre Francesco, anch’egli onorato per l’invito e felice di poter ascoltare interventi così elevati per imparare e correggersi.

Ad aprire il dialogo è stato  Mohammed Ben Mohammed Imam della Moschea di Centocelle in Roma, originario di Douz, in Tunisia, che ha studiato Shari’a ed economia islamica a Khartoum, il quale ha sottolineato come la sua comunità romana promuove pratiche di apertura al territorio, in grado di creare una rete sociale multiculturale e multireligiosa, ricordando come il mondo islamico sia aperto ad altre religioni, consentendo alle stesse di erigere edifici di culto per il proprio credo; alla domanda di una alunna sul ruolo della donna l’Imam ha risposto che in base al Corano, il testo sacro islamico, le donne sono uguali agli uomini di fronte a Dio.

Il prof Giuseppe Savagnone, responsabile del sito " tuttavia.eu " della Pastorale di Palermo pone l'accento sull’importanza di educare le generazioni allo stupore e quindi alla ricerca di Dio, partendo dall'analisi di una società che ha trasformato in modo profondo e rapido i costumi, la cultura e perfino le aspettative comuni. A partire da questa analisi oggettiva e critica il Professore invita a rimettersi in ascolto e a leggere la realtà anche con occhi di stupore. Compito della chiesa e delle religioni  è di “custodire l 'umano”.

Prof. Paolo Ricca, Teologo Valdese, evidenzia il pensiero del matematico e fisico nettunese Luigi Trafelli "Ubi Christianus?" sposando l'idea che un buon cristiano non può aderire ad alcuna guerra e lo collega alla teoria di padre Ernesto Balducci  che chiamava “coscienza planetaria" lo sviluppo di un'etica “che non punti sul  pensare rettamente, ma nell'agire rettamente considerando l'altro un fratello  con  uguali diritti”. Secondo il prof. Ricca, unico modo per vincere il male è con il bene.

IMG 20190520 114508 minL’Istituto Trafelli lancia un messaggio di pacifismo attraverso l’esimio intervento della Prof.ssa Bruna Bianchi docente emerita dell’Università “Cà Foscari” di Venezia, vivamente invitata dal Dirigente scolastico prof. Carlo Eufemi che nel discorso iniziale ha sottolineato come Luigi Trafelli, oltre che uomo di scienza, fu un cristiano pacifista, anticipatore di temi ancora oggi di grande attualità.

La Prof.ssa Bruna Bianchi  studiosa della Grande Guerra, ed in particolare dell'esperienza bellica di soldati e ufficiali, si è occupata del pensiero pacifista e della deportazione della popolazione civile nel corso delle due guerre mondiali. La emerita docente, introdotta dalla Prof.ssa M.A. Bonaventura che ha sottolineato l’importanza del percorrere la storia per capire i fatti che hanno tormentato l’Italia, l’Europa. Ha evidenziato infine che in Italia l’unico istituto ad essere intitolato a Luigi Trafelli è proprio questo di Nettuno.

Con una esposizione ampia e articolata la Prof.ssa Bruna Bianchi ha inquadrato lo scienziato Luigi Trafelli tra i pacifisti italiani e, partendo dalla Grande guerra, ha tracciato un quadro sintetico delle nuove organizzazioni pacifiste sorte negli anni della stessa, dei loro obiettivi, delle nuove forme di militanza, del pensiero di alcuni dei membri più influenti, sino ad arrivare alle esperienze in Italia, dove il movimento pacifista e non violento trovò la sua massima espressione soprattutto dopo la caduta del regime fascista. Nel descrivere i fatti storici la prof.ssa Bianchi ha sottolineato il coraggio, il pericolo e l'impegno per la pace in tempo di guerra. Largo spazio la prof.ssa Bianchi ha dedicato a Lev Tolstoj, maestro della non violenza cristiana, delineando i principi fondamentali del pacifismo: la non violenza, non opposizione e non collaborazione con le forme di violenza imposte.

Grande è stata la partecipazione di alunni e docenti che hanno rivolto alla prof.ssa Bianchi varie domande, cui la docente ha dato risposte chiarificatrici.

Prossimo appuntamento per il 50esimo anniversario dell’Istituto, è fissato per il giorno martedì 21 maggio ore 17:00 con la tavola rotonda Culture e religioni a confronto: un ponte per i popoli.

IMG 20190520 121524 min

bullismoCyberbullismo01Anche per l'anno scolastico 2018-2019 è stato attivato il progetto "Giovani ambasciatori contro il  bullismo e il cyberbullismo” che ha come obiettivo la prevenzione di questo fenomeno attraverso la metodologia della peer-education,Gli alunni della IV A informatici, dopo essere stati formati, hanno effettuato interventi di sensibilizzazione nelle classi prime e durante le giornate di co-gestione dell'Istituto si sono messi a disposizione di tutti gli alunni per un percorso di Educazione Digitale e di informazione sui pericoli del web, argomento che avevano approfondito nelle ore di Alternanza scuola-lavoro. Questa è solo una delle iniziative  di prevenzione di questo fenomeno: sono stati organizzati, infatti, dalla referente per le attività di prevenzione del bullismo prof.ssa Elisabetta Votta, interventi delle forze dell'ordine territoriali che hanno incontrato le classi seconde, interventi di supporto  su richiesta dei docenti, seminari di aggiornamento per gli  insegnanti ed uno specifico sportello a sostegno  di alunni e genitori

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violenzagenere01Gli alunni delle classi II B Liceo e III B Informatici hanno concluso, in questi giorni, la partecipazione al progetto sulla Prevenzione della violenza di genere coordinato dalla Prof.ssa Votta Elisabetta e dal Prof. Bartucca Fabrizio. Nell'ambito di questo progetto le classi hanno incontrato gli esperti dell'associazione AIDE , che lavora da anni sul territorio in questo campo, come testimonia il libro della Presidente Silvia Angelini "La violenza declinata", e Ciro Nutello, referente del programma Scuole Sicure della provincia di Roma che ha dialogato con i ragazzi alla luce della sua pluriennale esperienza. In questo progetto sono stati inoltre visionati filmati, letti brani e compilati questionari al fine di far riflettere gli alunni su questa tematica di grande attualità che richiede interventi educativi e preventivi per far crescere cittadini consapevoli e rispettosi.

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2019 1 minIl progetto Erasmus in Germania si è svolto dal 16 al 23 marzo a Nurtingen. Cinque alunni della scuola I.T.I.S. L.Trafelli (Di Mauro N., Dominici R., Iannelli L., Cretu V., Lombardi G.) hanno partecipato al progetto, accompagnati da due docenti, il prof. Crescenzo S. e prof.ssa Casimirri A.

Gli studenti sono stati ospitati da famiglie tedesche per una settimana, adattandosi al loro stile di vita. Le famiglie ospitanti si sono impegnate a far trovare i ragazzi a proprio agio e hanno cercato di farli incontrare anche nel tempo libero.

Il tema principale era l’integrazione dei rifugiati nei vari paesi aderenti al progetto (Germania,Italia,Norvegia,Irlanda del Nord).

Gli alunni hanno preparato una presentazione, in inglese, del territorio italiano e di Nettuno in particolare, ed hanno dovuto illustrato della situazione italiana in merito ai rifugiati. Inoltre ogni paese aveva un compito specifico da trattare e tradurre nelle quattro lingue dei paesi partecipanti, con l’aiuto di altri studenti dei relativi paesi. Gli studenti italiani hanno preparato un elaborato in Power Point che ha illustrato i cibi che comunemente si possono trovare nelle mense aziendali, il tutto è stato esposto ad alcuni studenti rifugiati in Germania. Oltre il progetto con i rifugiati sono state organizzate diverse gite formative e attività fisiche.

Gli studenti hanno ritenuto che l’esperienza sia stata più che positiva per l’alto livello formativo, sociale e culturale.

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FinaleBocconiSi è svolta a Milano, presso l'Università Bocconi, nel pomeriggio di sabato 11 maggio  la finale nazionale dei campionati internazionali di giochi matematici. In questa occasione sono stati selezionati i finalisti che  rappresenteranno l'Italia alla finale internazionale di Parigi nel mese di agosto.

A classificarsi i nostri alunni per la categoria L1 Pratelli G. della classe 1BLiceo e per la categoria C2 Fucile M. della classe 3ALiceo.

Auguri ragazzi.

PHOTO 5Proseguono gli eventi del ricco programma organizzato per celebrare i cinquant’anni di storia dell’Itis Luigi Trafelli di Nettuno. Martedì 30 aprile, con il progetto “In viaggio con la scienza”, i laboratori dell’istituto, in orario didattico, sono stati aperti agli alunni di dieci classi seconde della scuola media “Virgilio” dell’Istituto Comprensivo Ardea I per favorire esperienze di orientamento ed arricchimento culturale da esperire insieme ai compagni più grandi. Questa iniziativa è stata fortemente voluta dal dirigente scolastico, Carlo Eufemi, che in occasione della conferenza stampa di presentazione ha chiarito lo scopo degli appuntamenti di formazione programmati dall’istituto, tra i quali quello di martedì. Dopo la conferenza scientifica tenuta dal primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, professoressa Catalina Curceanu, e dopo lo spettacolo dedicato al ritmo a cura del maestro Gianluca Garsia, questa volta è toccato agli studenti stessi, che hanno avuto modo di relazionarsi con ragazzi più piccoli ai quali trasmettere i propri saperi.

viaggiodellamemoria01I giorni 15, 16, 17 aprile 2019 la nostra scuola ha partecipato al progetto della regione Lazio il viaggio della memoria. In questa occasione é stata offerta a tre ragazze delle V liceo Faraoni K., Meconi C.eTotaroV. , accompagnate dalla prof.ssa Burrini I., di partecipare al viaggio ad Auschwitz e Birchenau e Cracovia in compagnia dei sopravvissuti Samuel Modiano e le sorelle Andra e Tatiana Bucci nonché da storici di alto livello come il Prof.Gentiloni e il Prof. Pezzetti, che hanno aiutato i ragazzi nelle ricostruzioni storiche.

Esperienza irripetibile, carica di emozioni e sofferenza che le ragazze hanno condiviso con i loro compagni di viaggio prima, e poi con le loro classi in un incontro/dibattito.

É importante sottolineare che tutto ciò fa parte del progetto memoria nato, nella nostra scuola, dalla collaborazione tra la prof.ssa Burrini e la prof.ssa Fedrizzi.

È passata già una settimana dalla nostra visita di Cracovia e del campo di lavoro e di sterminio di Birkenau e Auschwitz, ed è da una settimana che passo le giornate a leggere documenti, libri, vedere film e documentari per cercare di capire come una tale follia sia potuta diventare realtà.

Il viaggio è stato molto interessante, pieno di “avventure” e di scoperte.

Cracovia è una bella città, magnifiche costruzioni, l’università, il museo, il castello e le costruzioni medievali che ben si incastrano nel verde della città.

Tra tutto il colore, il verde, l’azzurro delle giornate c’era qualcosa di meno colorato, avvolto in un tetro silenzio e in colori poco vividi c’era il ghetto ebraico, di cui oggi rimane ben poco, solo immagini e qualche scritta sui muri che ricordano persone ed uccisioni.

Il silenzio si ritrova anche nelle costruzioni di Auschwitz e Birkenau, gelido silenzio di costruzioni perfette e precise dove niente era lasciato al caso.

Palazzi rossi, un piccolo villaggio ma solo all’apparenza

Entrando in quei campi nessuno può immaginare cosa sì fosse consumato in quei “villaggi”, come quei palazzi fossero in realtà prigioni e stanze della morte

Mentre camminavo all’interno del campo mi ha invaso un senso di vuoto e di colpa, mi sentivo in colpa per chi sapeva e non ha fatto niente, chi ha voltato le spalle a quegli uomini che come noi vivevano tranquillamente la loro vita.

Sogni, progetti, speranze tutto distrutto, tutto inghiottito da uomini che volevano solo potere e soldi

Dalla judenrampe alla baracca destinata ai bambini siamo stati accompagnati dai “racconti” e dai ricordi dei sopravvissuti, dalle bambine Andra e Tati e da Sami, dalle coordinate storiche del professore Pezzetti.

Il professor Pezzetti è stato molto esaustivo nel raccontare la mentalità tedesca e quella ebraica, nel ricostruire a parole il ghetto alimentando la nostra mente di immagini e nozioni; ha aiutato tramite domande i sopravvissuti e specialmente le sorelline a ricostruire momenti e immagini

Ma ciò che forse ha colpito duramente i nostri cuori stringendoli in una morsa che è stato difficile sciogliere sono stati i racconti di chi in quell’infermo ha veramente vissuto

Andra e Tati erano bambine all’epoca dei fatti e ricordavano poco, pochi frammenti di immagini, per loro che avevano vissuto quella realtà per dieci mesi tutto era diventato normale.

Adesso sono due donne, di circa 70 anni ciascuna, con i capelli bianchi e quando parlano del loro trascorso ad Aushwitz i loro ricordi si intrecciano e si completano a vicenda, una ricorda il giorno dell’arresto e l’altra la risiera di san Saba.

Giocavano e pensavano che quella fosse la sorte degli ebrei, di chi era “diverso” rispetto agli abitanti dell’reich.

Erano entrate nell’ottica secondo cui vivere, giocare circondate da cadaveri fosse qualcosa di normale, non avevano una concezione particolare della morte anzi per loro era l’unico modo per uscire dal campo e tornare alla vita, la vera vita che loro non ricordano neanche.

L’unica cosa che ricordano entrambe, un ricordo forte e potente che ha colpito anche me è la selezione di Sergio, il loro cuginetto.

Nel loro racconto non hanno mai detto niente di più riguardo a quel giorno ma traspariva il loro “sentirsi in colpa” per non aver potuto fare nulla per salvare il cuginetto; alla fine erano bambine cresciute un po’ troppo in fretta in un luogo dove la morte e la tortura era all’origine del giorno.

Anche per Sami le cose non sono andate diversamente, ma i suoi racconti erano più vividi, pieni di colore anche se di colore in queste situazioni è difficile parlarne.

I suoi ricordi sono pieni di rabbia, di lacrime e di rimorsi di ciò che non ha vissuto e di tutto ciò che ha perso.

Personalmente ho trovato il racconto del suo arrivo al campo molto commovente e molto triste, eravamo seduti sui binari, dove solo 70 anni prima avevano visto milioni di persone selezionati per la morte e migliaia di treni pieni di bambini, donne  e uomini con i loro sogni passarci sopra, e Sami ci ha raccontato della sua selezione, del padre che non voleva separarsi dalla figlia, di come fosse stato preso a botte senza esitazione, di come in pochi istanti venissero privati della propria identità e della propria vita.

Sono passati più di settant’anni ma il ricordo di ciò che è accaduto è ancora vivo nelle menti di chi è sopravvissuto.

Ho ancora impresse nella mia mente le parole, immerse nelle lacrime, di Sami l’ultima sera che abbiamo passato insieme, “non si può dimenticare, i miei occhi non possono dimenticare, se avete una spugna magica che può cancellare il passato vi prego di darmela”

Credo di aver lasciato molte lacrime su quel campo, in quella città, e non mi vergogno ad ammetterlo.

So anche di aver ricevuto molto altro, un qualcosa che farà parte di me, qualcosa che nel mio piccolo cercherò di trasmettere a chi conosco ovvero l’importanza e la consapevolezza del valore del ricordo e della memoria, degli ideali di uguaglianza e di libertà.

Come una catena, ciò che è stato visto da me, ciò che ho ascoltato e compreso, cercherò in ogni modo di passarlo agli altri per non dimenticare, per non ripetere e per essere persone migliori.

È passata già una settimana dalla nostra visita di Cracovia e del campo di lavoro e di sterminio di Birkenau e Auschwitz, ed è da una settimana che passo le giornate a leggere documenti, libri, vedere film e documentari per cercare di capire come una tale follia sia potuta diventare realtà.

Il viaggio è stato molto interessante, pieno di “avventure” e di scoperte.

Cracovia è una bella città, magnifiche costruzioni, l’università, il museo, il castello e le costruzioni medievali che ben si incastrano nel verde della città.

Tra tutto il colore, il verde, l’azzurro delle giornate c’era qualcosa di meno colorato, avvolto in un tetro silenzio e in colori poco vividi c’era il ghetto ebraico, di cui oggi rimane ben poco, solo immagini e qualche scritta sui muri che ricordano persone ed uccisioni.

Il silenzio si ritrova anche nelle costruzioni di Auschwitz e Birkenau, gelido silenzio di costruzioni perfette e precise dove niente era lasciato al caso.

Palazzi rossi, un piccolo villaggio ma solo all’apparenza

Entrando in quei campi nessuno può immaginare cosa sì fosse consumato in quei “villaggi”, come quei palazzi fossero in realtà prigioni e stanze della morte

Mentre camminavo all’interno del campo mi ha invaso un senso di vuoto e di colpa, mi sentivo in colpa per chi sapeva e non ha fatto niente, chi ha voltato le spalle a quegli uomini che come noi vivevano tranquillamente la loro vita.

Sogni, progetti, speranze tutto distrutto, tutto inghiottito da uomini che volevano solo potere e soldi

Dalla judenrampe alla baracca destinata ai bambini siamo stati accompagnati dai “racconti” e dai ricordi dei sopravvissuti, dalle bambine Andra e Tati e da Sami, dalle coordinate storiche del professore Pezzetti.

Il professor Pezzetti è stato molto esaustivo nel raccontare la mentalità tedesca e quella ebraica, nel ricostruire a parole il ghetto alimentando la nostra mente di immagini e nozioni; ha aiutato tramite domande i sopravvissuti e specialmente le sorelline a ricostruire momenti e immagini

Ma ciò che forse ha colpito duramente i nostri cuori stringendoli in una morsa che è stato difficile sciogliere sono stati i racconti di chi in quell’infermo ha veramente vissuto

Andra e Tati erano bambine all’epoca dei fatti e ricordavano poco, pochi frammenti di immagini, per loro che avevano vissuto quella realtà per dieci mesi tutto era diventato normale.

Adesso sono due donne, di circa 70 anni ciascuna, con i capelli bianchi e quando parlano del loro trascorso ad Aushwitz i loro ricordi si intrecciano e si completano a vicenda, una ricorda il giorno dell’arresto e l’altra la risiera di san Saba.

Giocavano e pensavano che quella fosse la sorte degli ebrei, di chi era “diverso” rispetto agli abitanti dell’reich.

Erano entrate nell’ottica secondo cui vivere, giocare circondate da cadaveri fosse qualcosa di normale, non avevano una concezione particolare della morte anzi per loro era l’unico modo per uscire dal campo e tornare alla vita, la vera vita che loro non ricordano neanche.

L’unica cosa che ricordano entrambe, un ricordo forte e potente che ha colpito anche me è la selezione di Sergio, il loro cuginetto.

Nel loro racconto non hanno mai detto niente di più riguardo a quel giorno ma traspariva il loro “sentirsi in colpa” per non aver potuto fare nulla per salvare il cuginetto; alla fine erano bambine cresciute un po’ troppo in fretta in un luogo dove la morte e la tortura era all’origine del giorno.

Anche per Sami le cose non sono andate diversamente, ma i suoi racconti erano più vividi, pieni di colore anche se di colore in queste situazioni è difficile parlarne.

I suoi ricordi sono pieni di rabbia, di lacrime e di rimorsi di ciò che non ha vissuto e di tutto ciò che ha perso.

Personalmente ho trovato il racconto del suo arrivo al campo molto commovente e molto triste, eravamo seduti sui binari, dove solo 70 anni prima avevano visto milioni di persone selezionati per la morte e migliaia di treni pieni di bambini, donne  e uomini con i loro sogni passarci sopra, e Sami ci ha raccontato della sua selezione, del padre che non voleva separarsi dalla figlia, di come fosse stato preso a botte senza esitazione, di come in pochi istanti venissero privati della propria identità e della propria vita.

Sono passati più di settant’anni ma il ricordo di ciò che è accaduto è ancora vivo nelle menti di chi è sopravvissuto.

Ho ancora impresse nella mia mente le parole, immerse nelle lacrime, di Sami l’ultima sera che abbiamo passato insieme, “non si può dimenticare, i miei occhi non possono dimenticare, se avete una spugna magica che può cancellare il passato vi prego di darmela”

Credo di aver lasciato molte lacrime su quel campo, in quella città, e non mi vergogno ad ammetterlo.

So anche di aver ricevuto molto altro, un qualcosa che farà parte di me, qualcosa che nel mio piccolo cercherò di trasmettere a chi conosco ovvero l’importanza e la consapevolezza del valore del ricordo e della memoria, degli ideali di uguaglianza e di libertà.

Come una catena, ciò che è stato visto da me, ciò che ho ascoltato e compreso, cercherò in ogni modo di passarlo agli altri per non dimenticare, per non ripetere e per essere persone migliori.

Quest’anno la Regione Lazio ha offerto la possibilità a più di 500 studenti di affrontare un viaggio difficile, ma sicuramente molto costruttivo sia a livello personale che a livello didattico. 
Ho avuto l’immensa fortuna di essere stata selezionata per partecipare al Viaggio della Memoria, un’esperienza grazie alla quale si può iniziare davvero a comprendere l’orrore che è stato la Shoah. Il viaggio in sè è stato decisamente interessante, e ci ha inoltre dato la possibilità di visitare la bellissima città di Cracovia, che presenta un aspetto decisamente particolare, soprattutto per quanto riguarda gli edifici. Questa città, però, oltre ad essere un magnifico esempio di storia e cultura europea, ha una bellissima atmosfera. Ciò che però, mi ha colpito
profondamente, lasciando un segno in me, è stata la giornata passata tra Auschwitz-Birkenau e Auschwitz I, il campo madre. L’atmosfera cupa, carica di morte, era a dir poco palpabile. Il poco che restava a Birkenau, tra cui le rovine di forni crematori e le baracche dove i deportati vivevano in condizioni a dir poco disumane, è stato, per me, fonte di grande angoscia, soprattutto le fosse comuni dove inizialmente venivano ammassati e bruciati i corpi, e un vagone, che testimonia la deportazione della comunità ebraica. Auschwitz I, invece, rappresentava ancor di più la strage compiuta dai nazisti, poiché, nei blocchi dove erano rinchiuse dalle 600 alle 1000 persone, erano stati istituiti dei musei. In uno dei blocchi, vi era una scena a dir poco raccapricciante, capace di far rimanere in silenzio chiunque: due tonnellate di capelli erano stati tagliati alle donne deportate e conservati, per porterne ricavare tappetti ed uniformi per i soldati nazisti. 
Questa visita ai campi è stata logorante, estremamente cruda e angosciante.
Ciò che ci ha reso veramente fortunati, è stata la presenza di chi,quest’orrore lo ha vissuto sulla propria pelle, e non potrà mai dimenticarlo. I sopravvissuti all’olocausto che ci hanno accompagnati durante il viaggio, sono stati Sami Modiano e Andra e Tatiana Bucci. Dai loro racconti traspariva una straziante sofferenza, sia per la perdita dei propri familiari che per le terribili esperienze subite. La fame, la sofferenza, vivere in condizioni disumane sono concetti che non vengono compresi pienamente se non sono trasmessi da chi li ha vissuti per davvero. 
Andra e Tati, che all’epoca erano bambine rispettivamente di 4 e 6 anni, hanno racconto la loro deportazione in modo diverso da come ha fatto Sami, d’altronde, erano solo delle bambine, costrette a pagare la follia altrui.
I racconti di Sami, invece, soprattutto durante le conferenze in hotel, erano vividi, estremamente dettagliati, commoventi.
È importante, ricordare e tramandare ciò che si è visto, ed ascoltato, affinché un orrore del genere non venga ripetuto mai più.

Che cos’è Auschwitz? Domanda decisamente complicata che richiede molto più di una semplice risposta. Non è possibile racchiudere in un termine tutto il dolore, la sofferenza e le torture che migliaia di persone hanno dovuto subire. Nei libri è definito un “inferno”, termine tra i più rappresentativi dei campi di concentramento ma non descrive a pieno le atrocità che hanno accompagnato il genocidio. È un cimitero per ogni essere umano transitato lì che non avrà mai una tomba. Ma più di ogni altra cosa Auschwitz è un male assoluto: non è una definizione precisa di male ma li raccoglie tutti. Questa è ancora una risposta vaga. Dalla storia apprendiamo gli avvenimenti del passato mentre la filosofia ci aiuta a comprenderne motivazioni e cause, ma solo e soltanto la memoria, le esperienze e i racconti dei sopravvissuti ci consentono di capire, quanto più la nostra empatia ci permette, l’angoscia e il tormento che quegli anni bui e duri hanno portato. Un chiaro esempio di tutto ciò sono i ricordi agghiaccianti di Pietro Terracina e Samuel Modiano. Sono soprattutto rabbia e compassione che emergono dalle loro testimonianze: racconti di padri che tentano di difendere i propri figli con conseguenze atroci;  le ultime parole scambiate con famigliari, parole di incoraggiamento, di conforto per quanto potessero servire in uno scenario del genere; la selezione delle persone ancora abili al lavoro e la morte immediata per gli scartati; le urla disperate di madri alle quali sono stati strappati i neonati dalle braccia protettive con una indifferenza sconvolgente; il tatuaggio e la rasatura forzata. Sami e Pietro raccontano un Auschwitz simile, visto da occhi di adolescenti, in grado di comprendere la crudele realtà nella quale erano stati catapultati senza un perché; l’Auschwitz delle sorelle Alessandra e Liliana Bucci è completamente diverso: ogni ricordo, ogni sensazione è filtrato con l’ingenuità che caratterizza l’animo delle bambine che hanno vissuto queste vicende, bambine che in pieno inverno giocavano a farsi la guerra con palle di neve tra i cadaveri, ignare del vero conflitto esistente al di là di quelle mura. Come si può condannare dei bambini innocenti, bambini senza passato, a quella vita? Quale colpa potevano mai avere tutte quelle persone per essere sradicati dalle loro vite, dai loro cari, dal conforto della propria casa e dover fare di quel inferno la nuova quotidianità? Per quel tempo la risposta era semplice: ogni essere umano arrestato e deportato era “colpevole” di essere di razza ebraica, una razza che neanche esiste.  Tra le migliaia di persone troviamo anche delle minoranze come gli omosessuali, i Rom e Sinti, Zingari oppure i prigionieri politici, ognuno identificato con un contrassegno colorato che variava a seconda del “crimine”. Perciò Auschwitz richiama alla mente ciò che è stato, qualcosa che non sarebbe mai dovuto avvenire, che non andrebbe neanche pensato; è un tassello fondamentale della nostra storia, è prova di cosa la nostra crudeltà e indifferenza possono portarci a fare e ci ricorda che non ci sono razze superiori o inferiori, ma che non esistono proprio. La memoria fa sì che  le 6 milioni di persone non sono morte in vano ma le tiene vive nei ricordi, con la speranza che la linea che è stata oltrepassata con questo genocidio non si valichi mai più.

20190305 123423 FILEminimizerDal 2 all’8 marzo, sei alunni del corso liceo SSA si sono recati in Romania, prendendo parte al progetto Erasmus+ “Lifelong Maths” coordinato dalla scuola turca Abdulkerim Bengi Anodolu Liseni.

Gli studenti hanno avuto modo di rapportarsi con altri studenti stranieri, provenienti dalla Macedonia, da Cipro, dalla Turchia e dalla Romania stessa. Lo scopo del progetto era quello di misurare le proprie conoscenze matematiche, inoltre hanno potuto partecipare a una interessante lezione di sperimentazione (modelling), utilizzando strumenti all’avanguardia (come le app Desmos e Photomath) per verificare la funzione alla base del fenomeno fisico del Bungee Jumping, permettendo anche un momento di scambio sociale tra gli studenti. Le attività si sono svolte nella mattina dei primi due giorni, nel liceo pedagogico Mircea Scarlat, dove gli studenti sono stati accolti dal coro scolastico, della piccola città di Alexandria, dove hanno alloggiato per la prima parte del progetto.

Anche quest’anno, nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro, é stato realizzato il progetto dell’impresa simulata che ha visto protagonista il laboratorio di chimica del nostro istituto ma soprattutto i nostri ragazzi delle terze liceo. In seno al progetto, sono stati realizzati dai ragazzi , sotto la supervisione di docenti specializzati, saponi naturali di diversa varietà.

In realtà il progetto, di prospettiva più ampia, ha permesso ai ragazzi oltre alla realizzazione di saponi anche lo studio del prodotto dal punto di vista del marketing e il lancio di questi, attraverso la costruzione di blog finalizzati alla pubblicizzazione e alla dimostrazione del lavoro effettivamente svolto.

I nostri BLOG (Link esterni):

https://saponetteonline.blogspot.com/?m=1

https://soapbloag3cl.blogspot.com/?m=1

https://3alsaponette.blogspot.com/?m=1

 

garsia01Al secondo appuntamento dei festeggiamenti del cinquantenario dell’Istituto, tanta musica e professionalità è stata assicurata dal maestro Gianluca Garsia, ex studente di elettrotecnicadell’ITIS Trafelli.

Il Dirigente Scolastico, prof. Carlo Eufemi ha chiamato a raccolta per il cinquantenario tutti gli ex studenti dell’Istituto, divenuti poi illustri concittadini, sottolineando come ciò che rende un percorso scolastico efficace negli istituti superiori non è necessariamente l’inquadramento dello studente all’interno di un futuro percorso professionale specifico, ma piuttosto la promozione delle eccellenze di ogni singolo studente e l’accompagnamento alle rispettive realizzazioni. Proprio in quest’ottica si inquadra il contributo del batterista Gianluca Garsia, molto noto per il suo virtuosismo, che proprio negli anni di frequenza scolastica all’ITIS ha scoperto la sua passione per la batteria. Il Maestro si è esibito in un frammento di una sua composizione musicale dal titolo “Groove in colors live”, una esibizione da solista molto diffuso negli USA.

Nella versione integrale dello show, normalmente il Maestro Garsia suona al centro del palco, circondato da un corpo di ballo che esegue delle coreografie ispirate alla sua musica, e un gioco di luci e colori accompagna l’esecuzione ritmica, inducendo nel pubblico un grande coinvolgimento sensoriale ed estetico.

L’esecuzione ha lasciato senza parole gli studenti e i cittadini che hanno assistito all’evento in un’aula magna gremita di pubblico, con applausi ripetuti anche durante l’esecuzione. Al termine il Maestro si è concesso ad una intervista interattiva con il pubblico, raccontando la sua storia, la sua esperienza di vita che lo ha portato a suonare a certi livelli, illustrando il ruolo del ritmo nella musica, nonché come la batteria e la sua evoluzione tecnica, avvenuta soprattutto negli Stati Uniti, hanno influenzato la cultura e la ricerca musicale moderna.